Expo “armato” per nutrire il pianeta

stop bombing gazaUn altro degli sponsor di Expo 2015 che suscita non poche perplessità per quanto riguarda la compatibilità etica con i valori della manifestazione e, in particolare, con il Padiglione della Società Civile, è Selex Es.

La Selex Es è una società del Gruppo Finmeccanica nata dalla fusione delle vecchie Galileo, Elsag e Sistemi Integrati in seguito ad un piano di ristrutturazione che ha comportato quasi 2000 esuberi lungo tutto lo Stivale.

La società è partner tecnologico di Expo 2015 e in quanto tale fornirà sistemi “per videosorveglianza e videoanalisi, rilevazione del fumo, comunicazione vocale con il pubblico, sistemi di comunicazioni sicure per gli operatori professionali, controllo degli accessi e un potente e innovativo sistema di Main Operation Center (sala centrale di controllo e gestione della sicurezza dell’evento)”.

La Selex Es opera anche nel settore dell’elettronica per la difesa e la sicurezza e, in questa veste, produce i sensori radar Gabbiano, fondamentale equipaggiamento dei micidiali droni israeliani Hermes, regolarmente usati a Gaza per compiere bombardamenti missilistici. Non solo, la società del Gruppo Finmeccanica ha anche realizzato un sistema di puntamento per migliorare la mira dei carri armati del regime siriano di Bashar al Assad.

In generale, la Selex Es esporta i propri sofisticati prodotti tecnologici in vari scenari bellici di mezzo mondo senza che questo susciti lo sdegno delle organizzazioni della Società Civile che animeranno la Cascina Triulza. È difficile comprendere come la Fondazione Triulza che gestisce l’omonima Cascina non abbiano nulla da dire al riguardo. Eppure la missione della Fondazione contempla espressamente la “diffusione della cultura della pace e della cooperazione”.

Temiamo, come già segnalato in un precedente post, che il Padiglione della Società Civile finirà per diventare una vetrina di buone intenzioni utile solo a fornire la “foglia di fico” per coprire le malefatte di palazzinari, lobby economiche e organizzazioni mafiose che operano dietro la vetrina di Expo.

Certo, dopo i 6 mesi di kermesse la Cascina, completamente ristrutturata, rimarrà come lascito al territorio e sarà finalizzata ad ospitare progetti provenienti dal mondo del volontariato e del terzo settore. Ma anche fosse, il prezzo da pagare in termini di credibilità e reputazione per le associazioni che vi avranno partecipato sarà stato comunque troppo alto.

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