Che fine ha fatto il risarcimento chiesto dalla Bracco al Comune di Rho?

diana_bracco_presidente_expo_2015_spaIl Comune di Rho si appresta a concludere l’iter di approvazione del piano integrato di intervento sull’area di 7mila mq dell’ex Diana De Silva.

L’area in questione ha chiuso definitivamente nel 2006. I processi di globalizzazione e ristrutturazione del mondo del lavoro hanno colpito anche Rho e, come avvenuto per altre aziende del territorio – per esempio l’ex MTM dove sorge il centro sociale Fornace – queste hanno dismesso gli abiti dell’industria manifatturiera per indossare i panni della società immobiliare. Lo schema è sempre lo stesso: “bruciare” posti di lavoro chiudendo aziende del territorio per poi realizzare speculazioni immobiliari.

Nel 2009 era stata sollevata in Consiglio regionale la questione relativa al conflitto di interessi della Bracco, all’epoca presidente di Assolombarda e di Expo 2015 spa. Giustamente, qualcuno aveva fatto notare che non era proprio opportuno dare in mano al presidente della potente associazione di industriali la gestione di miliardi di euro di soldi pubblici. La mozione venne bocciata per un solo voto.

Oggi Diana Bracco rimane, comunque, presidente di Expo 2015 spa, Commissario del Padiglione Italia e, ovviamente, presidente del Gruppo Bracco, la cui controllata Bracco Real Estate sta realizzando l’operazione immobiliare sull’area dell’ex Diana De Silva. Non è più presidente di Assolombarda (rimane componente del direttivo), ma in compenso in Confindustria la Bracco conserva la carica di vice presidente per la ricerca e innovazione e progetto speciale Expo 2015.

Expo 2015, un evento che solo di opere essenziali costa alla collettività 1,3 miliardi, sperperati con la scusa di generare posti di lavoro – molto al di sotto delle stime previste dal dossier di candidatura quelli per il momento creati. Se quei soldi fossero stati spesi in interventi di welfare diretti (continuità di reddito e politiche attive per il lavoro) e indiretti (casa, mobilità, istruzione, sanità) per rilanciare i consumi al palo avrebbero senz’altro rappresentato una boccata di ossigeno in questo periodo di crisi economica che si appresta ad entrare nel suo settimo anno.

Diana Bracco, dunque, è presidente di un Gruppo che ha chiuso un’importante complesso industriale del territorio per realizzare una grande speculazione immobiliare in città e, in qualità di presidente di Expo 2015 spa, realizzerà una ancora più grande speculazione edilizia sull’area dell’Expo.

Originariamente – all’epoca della precedente amministrazione di centro destra – il progetto sull’area dell’ex Diana De Silva prevedeva un mix di commerciale, residenziale e strutture ricettive, oltre ad un nuovo tribunale per la città di Rho che assieme al nuovo commissariato avrebbe contribuito a realizzare il progetto securitario previsto dal programma della giunta Zucchetti (no rom, no sex workers, no migranti, no centri sociali in città).

Pare che l’idea di realizzarvi un mega albergo sia stata saggiamente accantonata, visto anche il rilevante numero di strutture del genere per una cittadina di 50mila che, a parte i 6 mesi di Expo e il polo fieristico (che fa il pieno di visitatori tre o quattro volte l’anno), non pare offrire molte attrattive. L’ipotesi del tribunale è stata sostituita da un più accattivante cinema teatro, una struttura che manca in città da circa 6 anni.

Quando il primo piano integrato di intervento venne bocciato – durante il mandato del Sindaco Zucchetti – la Bracco chiese “a sfregio” 500mila euro di danni al Comune di Rho. Forse è il caso che il Sindaco Romano chiarisca com’è finita quella vicenda prima di approvare il prossimo piano integrato. Così, giusto per sapere se l’amministrazione comunale è costretta a subire o sta supinamente accettando l’ennesima speculazione immobiliare sul nostro territorio. Anche se non sembra a chi è abituato a chinare la testa di fronte ai poteri forti, sul piano politico c’è una differenza abissale.

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