Il programma di Expo 2015 per reclutare volontari

wedontneednoeducationLo scorso novembre l’Ufficio Scolastico Regionale ha creato presso l’Istituto Agnesi di Milano lo sportello regionale ScuolaVolontariato per la realizzazione del progetto ScuolaVolontariato per l’Expo 2015 Lombardia, ossia il piano per reclutare i 18mila volontari che serviranno a far funzionare l’esposizione universale dal 1° maggio 2015.Nel preambolo del decreto n. 872 dell’Ufficio Scolastico Regionale si legge “che il Progetto ScuolaVolontariato per l’EXPO 2015 in Lombardia […] risponde alle nuove esigenze educative, formative, progettuali e organizzative poste alle Istituzioni Scolastiche dall’Evento EXPO 2015”. Insomma, Expo chiama e le scuole rispondono. Il progetto prevede tra i propri obiettivi quello di “coinvolgere il 100 % degli studenti e degli insegnanti nella conoscenza dei temi dell’Expo” e di “promuovere la partecipazione attiva e propositiva del più ampio numero di scuole in progetti finalizzati all’Expo”. Vengono anche stabiliti gli obblighi delle istituzioni scolastiche. In primis, “far conoscere agli studenti e, di conseguenza, alle loro famiglie, i temi e le opportunità dell’Expo”. Non bisogna essere dei fini costituzionalisti per comprendere che il decreto dell’Ufficio Scolastico Regionale pone degli evidenti limiti alla libertà d’insegnamento dei docenti, oltre ad impedire qualunque critica al grande evento da parte degli studenti. Se un domani un docente volesse organizzare un seminario sull’impatto fortemente negativo per il territorio delle vie d’acqua, questa iniziativa verrebbe bloccata dal dirigente scolastico? E se gli studenti nel corso di un’autogestione volessero organizzare degli incontri di approfondimento sulle infiltrazioni mafiose nei cantieri di Expo 2015, verrebbe loro impedito perché quando si tratta di Expo si deve per forza parlarne in termini di opportunità?

È lo stesso Ufficio Scolastico Regionale a rispondere a queste domande quando spiega che le scuole devono “progettare attività attraverso le quali i giovani si trovino preparati ad accogliere visitatori italiani e stranieri; farsi mediatori tra le culture, in collaborazione con Associazioni, Enti e Istituzioni che operano sul territorio”, ma soprattutto “svolgere, secondo le loro competenze e le necessità, attività specifiche utili all’Expo”. E’ chiaro che se questi sono gli obiettivi prefissati, lo spazio per il diritto di critica è ridotto ai minimi termini e, quindi, per tornare alle domande poste in precedenza, in entrambi i casi la risposta è la medesima: si tratta di attività che dovrebbero essere bloccate o quantomeno ostacolate perché in contrasto con le finalità del progetto.

Il decreto in parola, tiene conto anche di un altro programma per reclutare giovani volontari per Expo 2015 che viaggia in parallelo con quello previsto dal decreto stesso ed è il programma Volontariato e professionalità per Expo 2015. In questo caso gli attori coinvolti sono i CSV (Centri di Servizio per il Volontariato) e i Sindacati (Cgil Cisl e Uil). I primi “si occuperanno di fornire agli organizzatori di Expo 2015 una precisa fotografia del tessuto volontaristico realmente disponibile in base all’età, al sesso e al background formativo di ogni singolo volontario presente sul territorio nazionale e lombardo. Essi si occuperanno, quindi, di promuovere l’evento presso i volontari, catalizzando le risorse al fine di collocarle efficientemente all’interno della macchina Expo 2015”. Una vera e propria attività di ricerca e selezione del personale.

I Sindacati “si occuperanno, invece, di tutte le attività relative alla formazione dei volontari precedentemente individuati e selezionati”. Senz’altro la formazione dei volontari non riguarderà i loro diritti e il fatto che vengono utilizzati per consentire ad Expo di risparmiare sul costo del lavoro. Tra l’altro, le “associazioni sindacaliste” (come le chiama il progetto) vengono chiamate in causa in quanto “la forte conoscenza del territorio e le sue peculiarità unita alla grande esperienza nella gestione di grandi eventi sociali, permetteranno alle suddette associazioni di creare delle vere e proprie classi di volontari che potranno accedere ai programmi di formazione (in italiano e inglese) anche a distanza”. Neanche un cenno al fatto che il sindacato nasce come associazione per la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Probabilmente si tratta di un retaggio del passato del quale si fa volentieri a meno.

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